Clasificadores a Montevideo
Clasificadores a Montevideo

Esistono in tutte le città del mondo. A Montevideo, la capitale dell’Uruguay, si chiamano clasificadores.

Escono di notte dai loro ghetti con un carretto, a piedi, in bicicletta. I più fortunati hanno anche un cavallo. Vanno verso le discariche a migliaia, si tuffano nei cassonetti a gatear, frugare come gatti in cerca di cibo e “altri tesori”. Li caricano sui loro mezzi, li portano in spalla, li trascinano a piedi e, rientrati a casa, nel cortile dove circolano anche gli animali, tutta la famiglia lavora insieme: si recuperano cartoni, bottiglie, metalli e cibo per il bestiame, soprattutto galline, maiali e cavalli.

Di necessità virtù

Secondo i dati dell’università di architettura di Montevideo, i clasificadores riciclano oltre l’80% dei rifiuti nelle discariche. Il censimento del comune parla di 8.000 “lavoratori informali” ma in realtà si tratta di molti di più. Circa 15mila persone  raccolgono materiale da riciclare e lo separano per l’autoconsumo e la vendita. Ma il “lavoro” avviene di notte, senza guanti, a diretto contatto con sostanze tossiche e pericolose. Le ferite sono comuni come le infezioni e le malattie. Per uscire da questa condizione di degrado, piccoli gruppi di lavoratori hanno cominciato a organizzarsi portando avanti temi convincenti: l’opera dei clasificadores è una risorsa per la società, per la città e per l’ambiente. Circa 153mila uruguayani, su una popolazione di poco superiore ai 3milioni, vivono in più di 400 “insediamenti spontanei”, 300 dei quali nella sola periferia di Montevideo, secondo i dati dell’Istituto di statistica nazionale che risalgono al 1998.

Visibilità in discarica

Jaun Cacharpa è stata la prima cooperativa di “lavoratori” delle discariche in città. «Ma prima ancora, il fatto importante è stata la nascita dell’Ucrus, la Union de clasificadores de residuos urbanos solidos,  nel 2002. Attualmente esistono sei cooperative affiliate a questo sindacato». Lo dice Cecilia Ruberto che ha collaborato al progetto Juan Cacharpa con l’Onlus italiana ReOrient. «L’obiettivo era rendere visibili i lavoratori invisibili. La gente fa finta di non vederli ma si tratta di uomini, bambini, donne che lavorano tra i rifiuti. Queste persone riescono a vivere e guadagnare vendendo alle aziende del riciclaggio». Il problema è che esistono degli intermediari: «Sono più ricchi e organizzati, con i camion e le bilance per trasportare e pesare i materiali. È difficile incontrarli ma esistono. Speculano comprando dai clasificadores a prezzi troppo bassi e sono loro che rivendono alle aziende. È qui che bisognerebbe intervenire perché questo livello intermedio del commercio è senza tutela per i clasificadores». Che a poco a poco fanno alcuni passi avanti: grazie alla cooperativa, per il barrio Cruz de Carrasco esiste un accordo siglato nel 2002. Prevede che i classificatori abbiano a disposizione un’area della cantera, la discarica, dove lavorare. L’Ucrus ha redatto un regolamento con un orario e la lista dei lavoratori ammessi. «Separare i rifiuti urbani potrebbe essere un vero lavoro per migliaia di persone e, come attori ecologici, una risorsa per la città. Insieme ai partner locali, l’associazione ReOrient sta lavorando per procurare a 10 famiglie un’abitazione, una formazione adeguata e la necessaria copertura sanitaria» conclude Cecilia Ruberto. 

Raccoglitori di tutto il mondo

Il fenomeno dei waste pickers (raccoglitori di rifiuti) è diffuso in tutto il mondo tanto che Bogotà, in Colombia, ospita dal primo al 4 marzo 2008 il primo congresso mondiale: Recicladores sin fronteras (www.recicladores.net). Tra i partecipanti ci sono organizzazioni di lavoratori provenienti  da realtà ed esperienze diverse, come le metropoli di India, Egitto, Filippine e di tutta l’America Latina. L’obiettivo della conferenza è creare un network che consenta lo scambio, che faciliti l’inclusione dei waste pickers nell’economia formale, che implementi politiche di integrazione nella gestione dei rifiuti solidi urbani. Nel 1950, secondo i dati Onu, le città abitate da più di 1milione di persone erano 86. Oggi sono 400 e saranno 550 per il 2015. Immense città concentrano la crescita demografica soprattutto nei paesi in via di sviluppo dove i poveri affollano le periferie: in The Challenge of slums, il rapporto pubblicato nel 2003 dall’Onu, i ricercatori parlano di un miliardo di persone negli slum di tutto il mondo. Milioni di persone che giorno dopo giorno si guadagnano da vivere tra i rifiuti. La conferenza è il primo passo per migliorare la loro vita.

© Barbara Lomonaco Pubblicato su La Nuova Ecologia nel marzo 2008