Il petrolio dell’Ecuador resterà nel sottosuolo: hanno prevalso l’integrità dello straordinario patrimonio naturale e i diritti delle popolazioni indigene che vivono nel parco dello Yasunì. A comunicare la decisione del governo guidato dal presidente Rafael Correa Delgado, venerdì scorso a Roma, è stato l’ambasciatore Francisco Carrion Mena, suo rappresentante personale.
«ITT (Ishpingo-Tiputini-Tambococha) – ha detto Carrion Mena – è attualmente la più grande riserva petrolifera del paese. Si trova nell’Amazzonia ecuadoriana, tesoro di biodiversità e territorio di popolazioni indigene». Questa l’iniziativa lanciata un anno fa dal presidente Rafael Correa all’Assemblea delle Nazioni Unite: il petrolio resterà nel sottosuolo se i paesi industrializzati contribuiranno nella misura del 50% di quello che frutterebbe, comprando certificati di garanzia emessi dallo stato. Nel caso la somma non venisse impiegata, il governo si impegna a restituirla al creditore. 

«Secondo le nostre stime – prosegue l’ambasciatore – le riserve petrolifere eucadoriane sono destinate a esaurirsi nei prossimi 30, 35 anni». Di fronte alla generale inerzia dei governi, Yasunì-ITT rappresenta uno strumento di sviluppo verso la transizione energetica. L’area amazzonica ecuadoriana è divisa in lotti che subiscono da anni i danni dello sfruttamento, nonostante l’opposizione delle comunità autoctone.

L’oro nero rappresenta attualmente la maggiore fonte di reddito per l’Ecuador. È estratto per il 37% dalla Petroecuador, il resto è in mano a multinazionali quali Repsol, Oxy Occidental Petroleum e Encana. I contributi, chiesti in nome della responsabilità collettiva in difesa dell’ambiente, confluiranno nel Fondo per la Transizione Energetica, Fideicomiso Yasunì-ITT: 350milioni di dollari che il governo investirà in 10 anni in progetti di sviluppo ambientale e sociale.

I giacimenti di Yasunì, noti al paese fin dal 2002, si trovano in un territorio che l’Unesco ha dichiarato Riserva mondiale della biosfera. Si tratta di greggio pesante la cui lavorazione richiederebbe la costruzione di un enorme infrastruttura estrattiva, minacciando un impatto ambientale disastroso. La cultura dei popoli indigeni e la biodiversità degli ecosistemi che abitano sono un tesoro dal valore inestimabile.

© Barbara Lomonaco