Immaginate via Montenapoleone a Milano o via Condotti a Roma in piena notte. Ora immaginate un gruppo di ragazzi “oscurantisti” che con discrezione intervengono a spegnere tutte le luci delle insegne commerciali per illuminare la notte di stelle. 

L’idea vi piace? E’ del Club du Néon.

Questo gruppo di attivisti francesi agisce contro il gaspillage, spreco. La parola ricorre sul loro blog -http://clanduneon.over-blog.com- vetrina mediatica contro l’inquinamento luminoso, visivo e energetico delle città. Le loro azioni dimostrative sono semplici: escono di notte in gruppo, raggiungono un’area commerciale, senza dubbio con l’imbarazzo della scelta, e si limitano ad utilizzare l’interruttore di emergenza per spegnere tutte le insegne luminose. E il gioco è fatto. Anzi, prosegue via internet perché i “néoniani” riprendono tutti i loro interventi che in genere finiscono su YouTube, oltre che sul sito, a scopo divulgativo. Il loro abbigliamento non è troppo alla moda: alcuni attivisti indossano una coloratissima parrucca come simbolo dell’appartenenza ad «un movimento gioioso che scoraggia i protagonismi individuali» -si legge sul blog-. Il travestimento è quello di chi non si prende troppo sul serio. «Durante le nostre “incursioni” vogliamo rimanere anonimi ma in fondo ci divertiamo anche» -dichiara François del gruppo di Avignone-. Gli attivisti si celano anche dietro uno pseudonimo per impersonare un “generico ecocittadino”. Le cui pacifiche azioni somigliano molto a quelle dei Guerrilla gardeners di Londra o del Rebar group di San Francisco. Come per i giardinieri sovversivi o gli attivisti del parchimetro, anche in questo caso l’obiettivo è attirare l’attenzione su una questione ambientale per aumentarne la consapevolezza collettiva. «Le insegne dei negozi di notte sono messaggi pubblicitari imposti e consumano energia in modo irrazionale» -continua François- «ma non abbiamo una vera e propria ideologia di riferimento, il nostro è solo buon senso»: tutta questa pubblicità notturna chi raggiungerà mai?

Il movimento è attivo da un anno, ovvero dalla data della pubblicazione del manifesto e della prima azione a rue de Rennes a Parigi. Da allora molte insegne si sono spente in tutta la Francia che conta tra i 50 e i 100 attivisti, distribuiti tra Lione, Nantes, Rennes, Lille, Clermont-Ferrand, Rouen, Angers, Tolosa, Marsiglia, Nizza, Bordeaux, Metz, Montpellier, Amiens, Rodez e Caen. Ma l’impatto resta solo simbolico: «10 neon o lampade a fluorescenza spente ogni settimana sono una goccia nel mare dello spreco energetico. Occorre considerare però che ognuna di esse consuma 50W all’ora per metro lineare. Tutto dipende dalla grandezza dell’insegna e dal numero delle insegne in tutti i paesi industrializzati. Se si tiene conto di questo, l’impatto potrebbe non essere trascurabile». E figuriamoci se si tratta della ville lumière. A gennaio i “néoniani” hanno messo a segno un “colpo alto”: le insegne in cima al tempio dei grandi magazzini Galeries Lafayette di Parigi sono impallidite. Verrebbe da chiedersi fino a dove arriverà il buio parsimonioso: «non ci poniamo la domanda troppo seriamente. La nostra causa resta molto semplice e i nostri interventi simbolici. Non credo sia poco realista, comunque, che un giorno si possa arrivare a una legge o a un decreto». Detto, fatto: una proposta di legge è stata sottoposta «dai socialisti» all’Assemblea Nazionale francese il 19 maggio scorso. Nel testo si legge che un articolo del codice dell’ambiente francese stabilisce che «le istallazioni luminose interne ed esterne, pubbliche e private possano essere sottomesse a prescrizioni generali al fine di limitare le sorgenti luminose non necessarie». Come quelle che ogni anno Danny Meikle e sua moglie Anne impiegano per decorare la loro casa nel Lanarkshire, in Inghilterra: l’esorbitante cifra di 1.200.000 lampadine accese per giorni. L’”energetica” istallazione richiede una settimana di lavoro ed è visibile per otto chilometri. La contraddizione è che la coppia vive a Coalburn, un paese il cui nome si traduce in italiano “Bruciacarbone”. Per un eventuale Neon Club inglese si tratterebbe di un bel carico di straordinari.

© Barbara Lomonaco