Nel corso dell’ultimo anno i membri del Community Environmental Legal Defense Fund hanno coadiuvato il lavoro dei 130 delegati chiamati a scrivere la nuova costituzione dell’Ecuador, al voto ieri. Vi hanno incluso gli articoli che attribuiscono alla natura e agli ecosistemi il diritto di «mantenere e rigenerare i propri cicli vitali, la propria struttura, funzione e processi in evoluzione».
In altre parole, per la prima volta un paese rivede il concetto di natura nella propria costituzione e le conferisce lo stato di entità giuridica affrancandola dalla condizione di mera proprietà. Assegna inoltre ai governi locali il compito di difenderla dalle attività «che possono portare all’alterazione degli ecosistemi o dei cicli naturali». Le nuove leggi impediscono infatti al diritto di proprietà sulla terra di interferire con l’esistenza delle comunità umane e delle specie animali e vegetali che lo popolano.

Il governo del presidente Rafael Correa compie così un passo importante anche in difesa delle popolazioni indigene, attribuendo loro l’autorità legale di agire per conto della Pachamama, la madre terra. L’economia ecuadoriana resta però in larga misura dipendente dallo sfruttamento delle risorse petrolifere e minerarie: oro, rame e zolfo. Mentre il paese si avvia verso un modello di sviluppo sostenibile, l’augurio è che le nuove leggi non provochino l’intensificarsi dei conflitti tra le diverse forze in campo: economiche e ambientali.

© Barbara Lomonaco