Finalmente vietata. La notizia è stata data lunedì: eBay, il gigante delle aste on line, proibirà la vendita di avorio sul suo sito. Già, perché nonostante il bando del 1989, digitando “ivory tusk” (zanna d’avorio) nell’apposito campo di ricerca, è possibile acquistare ogni sorta di oggetti scegliendo tra cimeli di famiglia, sculture ingiallite e vere e proprie zanne, tutto rigorosamente d’avorio. La cui provenienza resta almeno dubbia.
La decisione è stata presa in seguito alle pressioni ricevute dalle organizzazioni conservazioniste e alla pubblicazione di un rapporto dell’Ifaw (International Fund for Animal Welfare) dal titolo esemplificativo: “Killing with keystrokes” (Uccidendo con i tasti). Documenta più di 7mila offerte web di prodotti che arrivano da specie animali a rischio e che propongono merci “preziose” come penne di uccelli e pelli non conciate di animali da pelliccia. Ma il vero movente del divieto è un altro.

«Crediamo che ogni quantità di avorio sul mercato serva come meccanismo di innesco per il dilagare del bracconaggio». Micheal Wamithi, Elephant Program Manager dell’IFAW, lo aveva dichiarato già in occasione del congresso del Cites (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora) nel giugno 2007. Allora, Botswana, Sudafrica, Namibia e Zimbabwe furono autorizzati a mettere in commercio le loro “giacenze” di avorio registrate prima del gennaio 2007, nonostante i governi di Kenya e Mali avessero proposto una moratoria di 20 anni.

In Africa, ogni anno circa 20.000 elefanti sono cacciati per le zanne, 100 rangers perdono la vita nel tentativo di salvarli e oltre 28 tonnellate di avorio illegale sono state documentate soltanto tra l’agosto 2006 e 2007. eBay si impegna a proibire l’asta di oggetti che contengano una grande quantità di avorio, incluse scacchiere e gioielli, mentre continuerà a consentire la vendita di pianoforti, i cui tasti siano “confezionati” con il prezioso materiale, solo se fabbricati prima del 1900. Il divieto avrà effetto a partire dal primo gennaio prossimo. E gli elefanti ringraziano.

© Barbara Lomonaco