Arriva dall’Inghilterra un nuovo movimento per pianificare la decrescita energetica delle comunità. A partire dalla progettazione partecipata. Prime esperienze anche in Italia

Nimby, Not in my back yard, non nel mio cortile. È diventato famoso l’acronimo con cui anche i sociologi descrivono l’atteggiamento di coloro che si oppongono alle opere di interesse pubblico nel proprio territorio. In Italia, si sa, molto diffuso, soprattutto quando c’è una lacuna nelle informazioni preventive tra istituzioni e società civile. Utilizzando percorso contrario, partecipato, e forze opposte, un movimento tutto anglosassone sta sviluppando la transizione delle città verso la decrescita energetica. Liberandole dalla dipendenza dal petrolio. È il Transition movement.

«La mia storia comincia dall’insegnamento della permacultura – racconta Rob Hopkins, mente ispiratrice del movimento – Si tratta dell’insieme degli strumenti necessari per vivere in modo sostenibile all’interno delle proprie famiglie, case e giardini. Ho cominciato a pensare a come gli stessi strumenti potessero essere adattati a intere comunità, per rispondere in tempo alla minaccia dei cambiamenti climatici e del picco di Hubbert, il picco del petrolio». Il risultato, molto concreto, è sotto gli occhi di tutti: Totnes, in Inghilterra, è stata la prima “città di transizione” ma in realtà si può parlare anche di Transition island, village, district, forest ogni volta che una comunità accetta la sfida di sviluppare il proprio percorso verso un’economia a basso impatto ambientale. Si tratta di un esperimento sociale su vasta scala che utilizza internet per connettersi, diffondersi e crescere. Riuscendoci: in pochi anni le comunità che aderiscono al movimento sono diventate 100 distribuite dall’Inghilterra all’Australia, dalla Nuova Zelanda al Giappone e, attraversando l’Atlantico, la transizione è sbarcata anche in Italia. Monteveglio, in provincia di Bologna, è impegnata attualmente nella fase di divulgazione delle informazioni (awarness rising) necessarie a comprendere le premesse dell’impresa e sconfiggere il Nimby. «È importante “fare rete” con tutte le realtà già operanti in Italia e in qualche modo affini alla cultura di transizione – racconta Cristiano Bottone del gruppo guida di Monteveglio – Abbiamo gettato ponti con l’Accademia Italiana di Permacultura, il Rive (Rete italiana villaggi ecologici), il progetto Arcipelago Scec, la Scuola superiore di facilitazione di Milano, l’Associazione Basilico, l’Aspo, la Rete della decrescita e i Gas, trovando grande entusiasmo e voglia di muoversi insieme».
La speranza è che tra un mese o due siano attivi almeno 2 o 3 gruppi di lavoro che si occuperanno di autonomia alimentare, energia e recupero delle tradizioni. «Ma la Transizione non si governa dall’alto – continua Cristiano – saranno le persone coinvolte a decidere quali gruppi di lavoro formare e come farli funzionare». Obbiettivo finale è comunque quello di stabilire il cosiddetto Energy descent plan: l’insieme delle iniziative che rappresentano «il genio collettivo con cui la comunità ha configurato il proprio futuro». Le soluzioni possono essere molte: istallare pale eoliche, assegnare ai propri prodotti un punteggio in relazione al carburante utilizzato per produrli e trasportarli, bandire la pubblicità e chiudere gli ipermercati. L’importante è che il network di iniziative ottenga l’obiettivo comune in 15, 20 anni, ovviamente passando attraverso l’approvazione delle istituzioni comunitarie. Per chi non sa da dove cominciare, gli esperti “transition makers” organizzano incontri dove mettono a disposizione le proprie esperienze per condividerle. E avvertono: «Abbiamo impiegato creatività, ingenuità e adattabilità immense sulla via della crescita energetica. Non c’è ragione per non farlo nella decrescita». Un mare di idee, insomma, che navigano nel mare della società civile sulla rotta ambientale, costruendo i processi culturali contro il deterioramento del pianeta.

© Barbara Lomonaco

Per saperne di più

Per seguire da vicino l’esperienza italiana si può consultare il sito: http://montevegliotransizione.wordpress.com

Il lavoro compiuto a Totnes è su: http://totnes.transitionnetwork.org/

Sul sito internazionale http://www.transitiontowns.org, con parti tradotte anche in italiano, è disponibile invece il “modello di transizione” sviluppato attraverso il lavoro sul campo che teorizza i passaggi necessari all’interno della comunità. Fra i molti materiali utili c’è anche un importante chiarimento: «Tutto quello che leggi su questo sito è il risultato del lavoro compiuto nel mondo reale attraverso l’impegno delle comunità».
© Barbara Lomonaco