Per aiutare a stabilire l’utilità della fertilizzazione dell’oceano nel sequestro dell’anidride carbonica, il team di ricercatori ha avuto il nullaosta per l’avvio della sperimentazione.La Polarstern è partita. La nave, con il suo carico di ricercatori e solfato di ferro, era stata bloccata sotto la pressione di un gruppo ambientalista canadese: le attività previste per la rompighiaccio e condotte dall’Istituto tedesco Alfred Wegener, secondo gli ambientalisti avrebbero violato la moratoria concordata tra 200 nazioni sugli esperimenti di fertilizzazione dell’oceano.

Il fitoplancton, la parte vegetale del plancton, ha la capacità di catturare la CO2 durante la crescita. Quando muore la deposita sui fondali marini verso i quali sprofonda. La proliferazione è però bloccata dalla carenza di nutrienti come il ferro. Secondo alcuni scienziati addizionarlo alle acque potrebbe rivelarsi uno strumento efficace per proteggere il clima.

Alcuni punti dell’ipotesi restano però dubbi: non è chiaro, ad esempio, per quanto tempo e a quale profondità il carbonio rimanga effettivamente “imprigionato” nelle profondità. Non si conoscono gli effetti che la fertilizzazione potrebbe avere a lungo termine sui fragili ecosistemi marini. E nemmeno le modalità di addizione e le quantità di ferro necessarie a produrre l’effetto.

Un gruppo di scienziati dell’università di Southampton ha infatti pubblicato uno studio secondo il quale la quantità di carbonio sequestrato per unità di ferro aggiunto, in un area dell’oceano meridionale sarebbe 77 volte inferiore di quella osservata in un’altra. Ora che ha avuto il via libera, la nave rovescerà tonnellate di ferro in un area di 300km quadrati nelle acque del mare di Scozia. Per fare luce sui punti bui dell’ipotesi.
© Barbara Lomonaco