Mentre leggete queste righe siamo vicini al giorno dell’azione umanitaria nella settimana mondiale dello spazio, nell’anno dell’astronomia, delle fibre naturali e della riconciliazione, nella decade dello sradicamento del colonialismo che si sovrappone a quella della cultura della pace e della non violenza per i bambini nel mondo, che casualmente interseca anche quella dell’alfabetizzazione, dell’educazione allo sviluppo sostenibile e dei popoli indigeni. Ma l’Onu ha stabilito anche che fino al 2015 siamo nella decade dell’acqua per la vita. 

Per riassumere, capita che l’otto ottobre 2009 sia il giorno dell’azione umanitaria-spazio-astronomia-fibre naturali-riconciliazione-sradicamento del colonialismo-non violenza per i bambini-sviluppo sostenibile-popoli indigeni-acqua per la vita, più o meno come può capitare che a Bali (Indonesia) ci si ritrovi secondo il calendario “permutazionale” nel giorno Boda-Ariang-Klion e molto altro, giorno eletto per la festa del Galuangan, la più importante celebrazione balinese. Il calendario dell’isola, la cui definizione si deve a Clifford Geertz, uno dei più autorevoli esponenti dell’antropologia moderna, prevede lo scorrere di cicli temporali di diversa lunghezza che sovrapponendosi non servono a contare il tempo ma identificano i momenti propizi per le celebrazioni pubbliche e gli avvenimenti importanti. Analogamente, il complesso “almanacco Onu”, in gran parte stabilito dall’Assemblea generale, dal Consiglio economico e sociale o dall’Unesco, serve a «identificare un periodo di tempo per l’osservanza di alcuni adempimenti di interesse collettivo», per commemorare, promuovere e mobilitare all’azione su specifiche questioni internazionali. Il tutto viene deliberato con apposite cerimonie, protocolli istituzionali e siti ufficiali. Geertz interpreta il multiplo sovrapporsi e ripetersi delle rappresentazioni pubbliche balinesi come un modo per «smorzare e addolcire i problemi nella speranza che il semplice evolversi delle circostanze li risolva o che, ancor meglio, essi semplicemente svaniscano».  Che all’Onu si augurino lo stesso per il pianeta?
© Barbara Lomonaco