Tra l’ottobre e il novembre del 2009 il governo di Addis Abeba (Etiopia) ha messo a disposizione del mercato internazionale quasi 3 milioni di ettari del suo terreno agricolo cedendolo per 99 anni, a 10-12 dollari all’ettaro. Sulla terra che dovrebbe produrre gli alimenti destinati ai 45 milioni di etiopi che non hanno accesso sicuro al cibo, cresceranno invece grano, riso, ortaggi, rose e biocarburanti destinati all’esportazione. E agli investitori stranieri il paese assicura anche l’esenzione dalle imposte fondiarie e sui profitti per 5-10 anni. Questo è uno dei tanti casi presi in esame da Franca Roiatti nel suo saggio “Il nuovo colonialismo – Caccia alle terre coltivabili” (Università Bocconi Editore, 2009, pagg. 179), un volume che analizza il fenomeno globale denominato land grab. Battezzato così nel 2008, è la nuova edizione di una vecchia abitudine: quella di sfruttare le risorse naturali africane, asiatiche e sudamericane per produrre beni destinati ai mercati dei paesi ricchi. Ma i contorni del nuovo fenomeno sono complessi, coinvolgono attori inediti e hanno come oggetto la più sensibile delle risorse: la terra.

Leggi l’articolo >>