Adotta un clitoride?!!?

Esatto: “adotta un clitoride”. Sebbene l’esortazione faccia pensare più al titolo di un video autoerotico su Youporn che a un’iniziativa umanitaria, si tratta invece del claim col quale un gruppo di filantropi propone di sovvenzionare la ricostruzione del clitoride per le donne, ovviamente africane, che abbiano subito l’infibulazione, o escissione parziale dell’organo adottabile, condizione alla quale ci si riferisce in genere come “mutilazione genitale femminile”.

Sul sito dell’associazione candidamente no profit, “Clitoraid”, c’è scritto che la pratica riguarderebbe circa 130 milioni di donne tra il continente nero, il Medioriente e il Sudest asiatico. Ma fortunatamente almeno nel “cuore di tenebre” dove viene dispensata tanta solidarietà genitale, a una donna possono essere restituiti piacere e dignità con un intervento chirurgico ricostruttivo gratuito. Al momento è possibile solo negli Stati Uniti ma nel 2012 lo sarà anche in Burkina Faso, dove Clitoraid si sta tanto impegnando con la campagna adozioni da aver costruito, tra un clitoride e l’altro, anche “l’ospedale del piacere” (che ovviamente fa pensare a una sala chirurgica con un paziente anziano preda di infermiere seminude).

Nella sezione “Why Clitoraid” dove campeggia una signorina che indossa un cappellino con il succitato (o succinto?) slogan, leggiamo anche che l’associazione promuove “free sexuality and exploration of masturbation”, non credo ci sia bisogno di traduzione: tra i “Clitoraid doctors” figura Betty Dodson, autodefinitasi “sex coach”, autrice, artista, una donna americana che si guadagna da vivere vendendo online insieme a Carlin Ross, “sexpert”, video, giocattoli eroticie anche una singolare serie di opere d’arte dal soggetto un tantino ripetitivo. Da 25 anni la Dodson tiene sessioni collettive di “sesso terapia” nelle quali le donne sperimentano i limiti orgasmici del loro corpo attraverso l’auto stimolazione.  Se tutto questo non sembra abbastanza indelicato quando non offensivo per le donne africane, lo scorso marzo è entrata nel “quadro sessuale” anche la GoodVibrations (un nome un programma) di San Francisco, un’azienda dalla solida reputazione che produce “best selling sex toys”.  Il suo compito al fianco di Clitoraid sarebbe quello di fornire prodotti da bagno, e una scatola dei giochi per i quali è diventata famosa, alle donne sottoposte all’intervento ricostruttivo. Avrebbe anche chiesto ai suoi clienti di fare una donazione al momento dell’acquisto online in favore della costruzione dell’ospedale in Burkina Faso. Dove, con l’aiuto autorevole di Betty Dodson, sarebbero state somministrate pillole di terapia del piacere alle degenti africane. Fortunatamente a seguito di una battaglia condotta da esponenti del mondo accademico e dell’attivismo per i diritti delle donne africane, la GV ha ritirato il suo sostegno alla campagna “adozioni”.

Clitoraid è l’ennesima associazione intenta a salvare l’Africa, o i suoi genitali, in questo caso fondata dai Raeliani: per chi non avesse dimestichezza con il movimento basti dire che i suoi adepti credono che l’umanità sia stata creata in laboratorio da scienziati extraterrestri. Recentemente il suo leader spirituale, Claude Vorilhon un personaggio sempre vestito di bianco, perfetto per un film di Verdone, che si fa chiamare Raël è stato in Italia per incontrare la fazione tricolore del movimento rappresentata da Marco Franceschini, il quale ha dichiarato in quell’occasione di voler costruire un’ambasciata per gli extraterrestri ma non tutti, ha precisato, solo gli Elohim (quelli venuti dal cielo secondo la traduzione sul sito del movimento), i nostri creatori che abbiamo il dovere di accogliere degnamente.

Vorilhon è autore di volumi quali: La meditazione sensuale, “parte fondamentale dei suoi insegnamenti” e La geniocrazia, Sì alla Clonazione Umana, “in cui spiega come potremo accedere alla vita eterna ed illustra il meraviglioso futuro che ci attende grazie alla Scienza”. Ha ispirato e sostenuto “importanti” campagne come la promozione della masturbazione, la richiesta di censura di tutti gli scritti religiosi che non rispettino i Diritti dell’Uomo, il sostegno della clonazione umana attraverso la fondazione “Clonaid”, la promozione degli OGM come unica soluzione per nutrire tutti gli esseri umani, e -questa è la migliore- l’invito ai capi tribù africani ad unirsi insieme per fondare gli Stati Uniti d’Africa. Afferma di volere salvare il continente decolonizzandolo ma chiarisce meglio la sua posizione in merito in un documento pubblicato sul sito thereisnogod.info nel quale definisce “il mondo musulmano una cultura medievale” che minaccia le libertà fondamentali dei “paesi moderni”. Dichiara di avere “profetizzato” un ventennio fa l’arrivo del momento in cui l’Occidente si sarebbe dovuto difendere da culture arretrate e identifica come pericolo qualsiasi concessione di tolleranza al “mondo primitivo”. Nel quale include ovviamente anche l’Africa musulmana dove si pratica la mutilazione genitale femminile. Nello stesso documento propone di proibire l’Islam per difendere le libertà fondamentali dell’Occidente. Tra le quali, occorre ricordarlo, per sua sfortuna figura la libertà di culto.

Nessuno mette in discussione la brutalità, la pericolosità e l’inutilità della pratica della mutilazione genitale femminile, men che meno la necessità di ridurne la diffusione né i benefici di un intervento ricostruttivo per le donne che l’abbiano subita. Ma promuovere l’adozione del clitoride è offensivo, oltre che ridicolo e fuorviante. E l’intervento ricostruttivo è già praticato negli ospedali del continente ed in quelli burkinabe senza che chi la pratica abbia sentito il bisogno di ridicolizzare le sue pazienti. Betty Dodson invece descrive sul sito la sua prima esperienza legata a Clitoraid pubblicando una lettera a dir poco irritante fin dal titolo: “My First Circumcised African Woman” (la mia prima donna africana circoncisa) che nella mia mente produce analogismi del tipo “il mio primo gatto siamese” o “il mio primo pappagallo brasiliano”. Non a caso, qualche paragrafo dopo la Dodson paragona il gesto della donna di serrare per imbarazzo le gambe, sulla mano della Dodson nel mezzo, a una tartaruga…  Il peggio arriva dopo però: quando scrive di avere barattato la gratuità dell’esame dei genitali di Badu con il suo consenso a farsi riprendere. L’operatrice video è ovviamente la sua “brillante partner commerciale”. E altrettanto ovviamente non si trattiene né dal descrivere i benefici di uno dei suoi vibratori durante la seduta, né omette di citare uno dei suoi libri, “Sex for one”, finiti entrambi in dono alla povera donna. Ma Betty Dodson è generosa. Tanto generosa e disinteressata che alla fine della lettera si congratula con la Ross sostenendo di vedere bene “My First Circumcised African Woman” pubblicata su Vanity Fair o addirittura sul New York Times. Ne sarebbe felice anche Raël, c’è da scommetterci:  il Burkina Faso è da circa un ventennio terra di proselitismo da parte dei raeliani che ci hanno costruito il loro “village des raëliens” a Dingasso, 15 km a sud di Bobo-Dioulasso dove contano circa un migliaio di adepti. Appena oltre il clitoride e le buone intenzioni si celano piuttosto proselitismo e marketing.

© Barbara Lomonaco