Non è tutto eco quello che ruggisce. Oltre la facile definizione di “ecolodge”, in Africa orientale si celano spesso imprese turistiche che offrono incontri esotici e “selvagge avventure” sulla terra di comunità che non beneficiano in alcun modo della loro presenza. E anzi ne sfruttano le risorse ambientali per offrire lussuosi alloggi dotati di ogni comfort ai loro clienti. Ma non al Campi ya Kanzi.

L’ecolodge, che può ospitare fino a un massimo di 26 persone, si trova in Kenya di fronte al monte Kilimanjaro sulle colline di Chyulu, luogo al quale Ernest Hemingway si ispirò quando scrisse “Le nevi del Chilimangiaro”. Luca, un italiano laureato in economia con una tesi sullo sviluppo sostenibile e la conservazione ambientale in Kenya, e sua moglie Antonella lo gestiscono insieme a Samson Parashina, un maasai guida professionale. La proprietà della tenuta appartiene alla comunità Maasai Kuku con l’aiuto e l’approvazione della quale è stata costruita. Il Maasai Wildernest Consevation Trust, presieduto da Samson Parashina, gestisce i fondi destinati alla collettività che comprende circa 7mila persone delle quali 200 impiegate nelle attività turistiche e il loro indotto. L’acqua del lodge arriva da un sistema di raccolta dell’acqua piovana che copre il fabbisogno della tenuta anche nella stagione secca. Pannelli solari e celle fotovoltaiche forniscono docce calde ed elettricità. E, parlando di safari, i dintorni di Campi ya Kanzi costituiscono una delle maggiori attrazioni dell’intero continente, a cavallo tra due dei più famosi parchi naturali del Kenya: Amboseli e Tsavo.

Quest’anno Samson Parashina ha meritato il premio Champions of the Earth del programma ambientale delle Nazioni Unite per il suo impegno nello sviluppo di un modello economico sostenibile attraverso il Maasai Wildernest Consevation Trust.

Pubblicato su La Nuova Ecologia a novembre 2012. Info: http://www.maasai.com/