In un video su YouTube Jon Jandai ci racconta che quando era bambino nel suo villaggio rurale in Tailandia si coltivavano più di cinque specie di riso e anguria. Che i contadini non compravano i semi ma li scambiavano utilizzandoli sapientemente a seconda della stagione, del terreno o per combattere le fitopatologie e ottenere un buon raccolto. Ora, da grande, solo poche specie di piante sono disponibili nel suo villaggio dove la sicurezza alimentare è a rischio come il lavoro dei piccoli agricoltori, costretti a spendere sempre di più per acquistare semi un tempo gratuiti. Ci racconta che un chilo di quei semi può arrivare a costare 300 dollari per un contadino che ne guadagna 90 all’anno. Che bisogna usare i pesticidi per ottenerne un raccolto. E che l’antico patrimonio di conoscenze sulle piante autoctone e le loro proprietà è andato perduto con la sua infanzia.

Per questo, tornato sette anni fa a Chiang Mai nel nord del paese da Bangkok, ha fondato Pun Pun, una fattoria biologica dove si coltivano più di 30 specie di vegetali sufficienti a nutrire la comunità di agricoltori che le coltivano assicurando loro un guadagno con la vendita delle eccedenze. A Pun Pun vivono 15 persone condividendo spazi e conoscenze e sperimentando nuovi metodi di autosufficienza comunitaria e coltivazione biologica. Costruendo abitazioni sostenibili con materiali locali. Raccogliendo sementi dalle comunità vicine. Per chiunque abbia voglia di unirsi al gruppo, Pun Pun mette a disposizione le sue conoscenze e organizza corsi sulla coltivazione e la preparazione del cibo, la costruzione di abitazioni ecosostenibili e la cucina tailandese vegetariana. Ma chi è solo di passaggio può anche semplicemente cenare al ristorante. Perché i semi sono il cibo e il cibo è la vita.

Info: http://www.punpunthailand.org/

© Barbara Lomonaco. Pubblicato su La Nuova Ecologia