Mbwana e il mare

Jonah, Kibwe Tavares

Kibwe Tavares, Jonah

Salta agli occhi, stride. E lo deve aver notato, arrivando a Zanzibar, anche Kibwe Tavares che tra il mondo dei turisti bianchi, sdraiati comodamente sui lettini lungo le spiagge recintate dell’isola, e quello dei neri che ci sono nati o arrivati dai paesi vicini in cerca di un lavoro, esiste un confine invalicabile. Una linea di demarcazione reale ed astratta tracciata dallo sviluppo del turismo che il regista londinese indaga nel suo ultimo film, Jonah, recentemente nominato al Sundance Film Festival.

Nel cortometraggio, i due giovani protagonisti Juma e Mbwana trascorrono le loro indolenti giornate bighellonando e sognando un luogo più stimolante dove vivere, fino a quando non gli capita di fotografare accidentalmente un pesce gigantesco che, trasformato nella maggiore attrazione turistica dell’isola, la muta molto oltre i loro sogni. Alla fine del film, un vecchio e stanco Mbwana si troverà ad affrontare il mostro che ha cambiato il suo mondo.

A metà strada tra “Il vecchio e il mare” di Hemingway e la realtà, Tavares affronta il tema del turismo, del cambiamento, della globalizzazione attraverso una cinematografia esperta che include sofisticati effetti visivi. Giovane architetto nato nella Londra degli anni Ottanta si era già fatto notare vincendo il premio speciale della giuria del Sundance Film Festival come regista d’animazione per Robots of Brixton, sui disordini noti come Rivolta di Brixton, film, tesi finale della sua laurea, divenuto virale su internet. Tavares diffonde i suoi lavori gratuitamente usando la rete per non lasciarli confinati al circolo esclusivo dei festival.
Kibwe Tavares al TED