Mare chiuso

Mare chiuso

Mare chiuso

Speriamo che le centinaia di corpi appena recuperati dal mare di Lampedusa non affondino di nuovo inghiottiti dall’onda retorica della compassione a tempo determinato, dell’attivismo da scrivania, del risveglio empatico da funerale di stato.

Improvvisamente fioccano dati e cifre precise, quelle dei morti lungo i confini d’Europa e del mondo. Improvvisamente la colpa è l’indifferenza. La parola è “vergogna” a reti nazionali unificate.

Eppure non è difficile guardare al di là del Mediterraneo da un punto di vista diverso. E intervenire. Non lo è dall’Europa. Non lo è dall’Italia.
Non lo era quando Maroni, Ministro dell’interno, respinse migliaia di migranti al mittente che allora era lo spietato Gheddafi in Libia, per poi approvare il decreto flussi e ammetterne 100mila. Perché?

L’immigrazione è una risorsa culturale ed economica, non l’effetto collaterale di un fallimento. Politiche di sviluppo economico efficaci non ne provocano l’arresto. Migrare è la strategia originale usata dall’uomo per ridurre il rischio, sfuggire alla povertà, progredire.

Peter Sutherland, rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per le migrazioni, sostiene che oggi nel mondo duecentotrenta milioni di immigrati internazionali si sommano ad altri 740 milioni di immigrati nelle aree urbane da quelle rurali all’interno dei confini nazionali. Il valore delle loro rimesse supera di gran lunga quello degli aiuti allo sviluppo, e si aggiunge alle tasse che pagano nei paesi di residenza, agli investimenti e al commercio prodotto. Le rimesse riducono la povertà di intere comunità, coadiuvandone gli investimenti, spesso nei settori della sanità e dell’istruzione. I popoli si muovono da nord a sud. Ma anche da sud a nord, da nord a nord e da sud a sud. Non ci sarà più alcun ritorno a un passato monoetnico. Le società riuscite del futuro saranno quelle che avranno saputo accogliere la diversità come una ricchezza.

Oggi, e fino a domani 6 ottobre a mezzanotte Mare chiuso, il film di Andrea Segre e Stefano Liberti, è visibile gratuitamente in streaming su Vimeo. L’iniziativa di ZaLab per diffondere le storie e dare un volto a quelle cifre perché non rimangano tali.

© Barbara Lomonaco