Dal Congo all’Europa in compagnia dell’opera

Serge Kakudji

«Gli amici mi dicono sempre che sono un venditore di sogni». Che a volte si avverano.

Uscito a ottobre in Belgio, il film Rêve Kakudji racconta il sogno del controtenore congolese Serge Kakudji, lungometraggio girato tra Parigi, Kinshasa, Madrid, Torino e Lubumbashi, sua città natale. A soli 16 anni Kakudji, voce “fuori dalle note” nel suo paese, lo rappresenta al Festival de la voix d’Harare in Zimbabwe, e a 17 canta i Requiem di Mozart nello spettacolo Dinozord del coreografo Faustin Linyekula, con il quale arriva in Europa. Ma è l’incontro con la cantante lirica americana Laura Claycomb e suo marito, direttore del Théâtre Royal Flamand di Bruxelles, a cambiare la sua vita e a spingerlo alla decisione di lasciare l’Africa per il Belgio.

«Bisogna fare attenzione alla propria voce interiore, seppure debole. Se non avessi ascoltato la mia, forse ora sarei un ingegnere». E sarebbe un peccato. I registi Ibbe Daniëls e Koen Vidal descrivono un uomo fuori dall’ordinario, malinconica mescolanza di ambizione ed innocenza. Mentre canto, libri d’arte e preghiera popolano le sue giornate solitarie in Europa, la sua voce accarezza «limpida», «divina», «densa», «toccante», «sublime», «precisa», «straordinaria» le orecchie della critica, e i suoi desideri tornano a percorrere i sentieri polverosi delle sue origini.

A Lubumbashi nel 2006 aveva già composto la prima opera in Swahili, Likembe Opera. A Kinshasa porta avanti dal 2009 un progetto a lungo termine, Coup Fatal, nel quale mescola il repertorio barocco di Händel e Gluck alla musica, al folclore e agli strumenti della tradizione della sua terra insieme a tredici musicisti africani, sotto la direzione di Alain Platel. Perché il legame con le sue origini è ancora forte e perché l’arte «è il solo campo nel quale gli africani possono realmente esprimere la loro verità. L’arte, per me, è democrazia allo stato puro».

© Barbara Lomonaco