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Nel 1940 il popolo della resistenza vietnamita cominciò la costruzione di una fitta rete di tunnel attorno alla capitale Ho Chi Minh City, Saigon all’epoca. Usando strumenti rudimentali, uomini e donne scavarono al buio, sotto il suolo denso e duro, centinaia di chilometri di percorsi sotterranei su tre livelli, nello strenuo tentativo di sottrarsi agli orrori della guerra.

Più tardi, sette milioni di tonnellate di ordigni esplosivi raggiunsero i suoli di Cambogia, Laos e Vietnam tra il 1960 e il 1975, più del doppio di quelli caduti tra Europa e Asia durante la Seconda Guerra Mondiale. Sotto la superficie, nell’oscurità, sorsero cucine, ripari, ospedali da campo e i laboratori nei quali il materiale bellico recuperato dopo i bombardamenti americani venne trasformato negli armamenti che consentirono alla resistenza di vincere la Guerra del Vietnam.

Negli anni sessanta il dedalo tentacolare aveva superato i 250 chilometri di estensione e raggiunto il confine con la Cambogia. Oggi è possibile visitarlo in giornata a Cu Chi, 80 chilometri a nordovest della capitale, utilizzando un tour organizzato o affittando un mezzo in modo indipendente. Il sito, dove sono presenti le guide che accompagnano i turisti, è parte del Vietnam War memorial park. L’entrata di alcuni tunnel è stata allargata ma la maggior parte resta nella dimensione originale: pochi centimetri di spazio attorno al corpo avvolto nell’oscurità suscitano nel visitatore la sensazione claustrofobica provata da altri uomini in condizioni assai peggiori, solo 50 anni fa. E rivelano l’incredibile resistenza, la forza, la determinazione e la tenacia del carattere nazionale vietnamita.

© Barbara Lomonaco
Pubblicato su La Nuova Ecologia, ottobre 2013