Per raggiungere in autobus Arbah Minch, “40 sorgenti” in lingua amarica, da Addis Abeba ci vogliono più di 10 ore. E’ la città più grande dell’area che va sotto il nome di Regione delle Nazioni, Nazionalità e Popoli del Sud, nel paese che la Lonely Planet ha definito “best kept secret of Africa” (segreto meglio conservato d’Africa): l’Etiopia.

Ricca d’acqua, fertile, montuosa e attraversata dal fiume Omo, la S.N.N.P.R. occupa la porzione occidentale della Great Rift Valley, teatro degli scavi che hanno portato alla luce grandi scoperte paleoantropologiche. Ma è sopra la terra, rossa, nel presente più che nel passato, che svela il suo vero tesoro: Arbah Minch celebra a dicembre la sua diversità etnica, linguistica e culturale durante il Thousand Stars Festival (festival delle mille stelle), gli organizzatori del quale raggiungono ogni anno i villaggi più remoti per proporre a chi li abita la partecipazione alla manifestazione che dura tre giorni.

Durante i quali, parte del patrimonio culturale di 45 gruppi etnici anima lo stadio della città delle musiche e delle danze che pochi hanno il privilegio di conoscere sia fuori che dentro i confini nazionali. Tra gli spettatori, una manciata di turisti bianchi si confonde tra decine di migliaia di etiopi arrivati da città lontane e villaggi vicini. Molti dei musicisti sul palco hanno viaggiato anche per una intera settimana per raggiungerlo, hanno l’opportunità di incontrarsi, conoscersi e interagire per la prima volta. Gli strumenti, gli abiti, i colori e le danze celebrano gli eventi della vita quotidiana: matrimoni, nascite, funerali, raccolti. La manifestazione rappresenta una piattaforma di scambio unica nel suo genere. La musica è registrata. E le royalties del cd che ne risulta tornano ai musicisti.

© Barbara Lomonaco, pubblicato su La Nuova Ecologia