Tiébélé

Il popolo Kassena, in parte musulmano, in parte animista, vive a Tiébélé dal quindicesimo secolo affidando all’architettura la difesa della propria terra. Il villaggio ha un solo accesso che conduce verso un corridoio che chiunque vi arrivi è obbligato a percorrere esponendosi alla vista degli abitanti, appostati sulle terrazze delle proprie abitazioni. Qualora l’intruso riesca a giungere indenne fino al cortile centrale che dà accesso agli edifici, dovrebbe comunque attraversare una bassissima porta mettendosi carponi per farlo.

Ma questa non è l’unica particolarità di Tiébélé: tutte le costruzioni del villaggio, che sorge alla base di una collina immersa nella savana nella parte centromeridionale del Burkina Faso, sono quasi prive di finestre. Costruite in terra cruda (sonron), hanno la forma arrotondata e le facciate finemente decorate dalle mani esperte delle donne sposate. Ogni abitazione, mausoleo, cortile e anche il palazzo reale sono la tela dove colori naturali e argilla rossa ritraggono scene e utensili della vita quotidiana burkinabé. Ai Kassena è vietato indossare il rosso e portare un ombrello: privilegi concessi solo al capo del villaggio che abita, però, la dimora più piccola di Tiébélé a difesa della sua incolumità.

Per raggiungere questa remota regione fuori dalle rotte del turismo nel continente, bisogna prendere un volo fino a Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso, e da lì un autobus o una macchina fino al villaggio lungo un percorso che può durare dalle tre alle cinque ore. Un buon mese per visitarla è febbraio, tra i due raccolti, quando nel villaggio si tiene il FESCAT: Festival delle Arti e della Cultura di Tiébélé. Musica, canto, danza tradizionali e naturalmente la pittura murale per la quale è diventata famosa.

© Barbara Lomonaco, pubblicato su La Nuova Ecologia