Kelaa M'Gouna
Kelaa M’Gouna

La rosa damascena fiorisce una volta l’anno. Le essenze del fiore sono più intense la mattina quando sono raccolte dagli agricoltori della Valle del Dadès nel Marocco meridionale. Dove fermarsi ad inalarne il profumo non è soltanto un piacere ma una prescrizione medica: gli abitanti di quest’area attribuiscono infatti al gesto il potere di alleviare lo stress, l’insonnia, la depressione e le malattie dello stomaco.

Avicenna, lo scienziato e filosofo persiano vissuto intorno all’anno mille considerato da molti il padre della medicina moderna, fu il primo a perfezionare il processo di estrazione degli oli dai petali del fiore indicandone le proprietà antisettiche, rinfrescanti e analgesiche. L’acqua di rose estratta dalla rosa damascena è associata alla purezza e alla bellezza, è usata dai musulmani per le abluzioni rituali prima della preghiera, e in Arabia Saudita per lavare la Ka’aba, il luogo più sacro dell’Islam alla Mecca.

Non a caso, Kelaa M’Gouna, il villaggio più importante ai piedi delle montagne dell’Alto Atlante dove si coltiva, a maggio celebra il suo festival che dura quattro giorni e si anima della presenza di visitatori venuti da villaggi vicini e terre lontane per partecipare alla cerimonia durante la quale una “regina delle rose” è designata per condurre una parata, benedire il raccolto e promuovere l’agricoltura della regione. Cooperative e associazioni locali vendono, oltre alla preziosa acqua profumata, saponi naturali, lozioni e oli. Come ogni altra manifestazione culturale marocchina, anche il Festival delle Rose attribuisce alla musica l’importanza che merita: percussioni, cori e danze seguono e precedono la “Tborida” durante la quale abili cavalieri mostrano destrezza e abilità a dorso del proprio animale.

© Barbara Lomonaco, pubblicato su La Nuova Ecologia