Fès, a spasso nel tempo

Palais el Glaoui

Palais el Glaoui

Meno di cento anni fa, quando il re del Marocco andava in visita a Fès l’annunciava facendo gettare piccoli pesci colorati nel fiume che l’attraversa la vigilia del suo arrivo. Che gli abitanti scoprivano trovandoli a nuotare nelle fontane della città.

Allora, il pascià Thami el Glaoui, le cui gesta sono narrate nel libro “Lords of the Atlas” di Gavin Maxwell, possedeva il palazzo che porta ancora il suo nome, un edificio che copriva una superficie di 13mila m2 e comprendeva giardini con alberi da frutto, due harem, una scuola coranica, trenta fontane, un sistema di corridoi sotterranei per servire i pasti dalla cucina, e alcune stalle. Le sue quattro mogli non lasciavano mai l’edificio.

Perdendosi oggi nei tortuosi vicoli della medina, in Rue Hamia Douh si incontra ancora il vecchio portale davanti al quale campeggiano alcuni pannelli che indicano l’accesso al Palais el Glaoui, dimora e studio dell’artista marocchino Abdelkhalek Boukhars. Abdou, così è conosciuto in Marocco, è il nipote dell’allora rappresentante del pascià e in quel palazzo da mille e una notte espone permanentemente alcune delle sue opere, ci vive con la sua famiglia e ci è nato nel 1951. Dopo l’indipendenza del paese, i beni della famiglia Glaoui furono confiscati e l’edificio andò lentamente in rovina. I genitori di Abdou si trasferirono altrove in cerca di lavoro ma lui, ancora bambino, restò lì con il nonno, custode della memoria di un epoca.

Oggi piccoli lavori di manutenzione conservano ancora l’edificio in buono stato consentendone la visita. Per pochi euro due donne attendono pazientemente i pochi visitatori che passeggiano oltre i tragitti documentati nelle guide turistiche della città e li conducono lungo un viaggio prezioso nello spazio e nel tempo.

© Barbara Lomonaco, pubblicato su La Nuova Ecologia

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