Un solo Dio e un santo con il sassofono

Saint John Will-I-Am Coltrane come appare nella chiesa di Fillmore Street a San Francisco

Saint John Will-I-Am Coltrane come appare nella chiesa di Fillmore Street a San Francisco

150,1 Alleluia, lodate Dio nel suo santuario, lodatelo nel firmamento della sua potenza. 2 Lodatelo per i suoi portenti, lodatelo secondo la sua grandezza. 3 Lodatelo col suono della tromba, lodatelo con l’arpa e con la cetra. 4 Lodatelo col tamburello e con la danza, lodatelo con strumenti a corda e a fiato. 5 Lodatelo con cembali risonanti, lodatelo con cembali squillanti. 6 Ogni cosa che respira lodi l’Eterno. Alleluia.

Il testo è tratto dal Libro dei Salmi dell’Antico Testamento e il reverendo Franzo King lo ha preso alla lettera: negli anni sessanta si trovava tra il pubblico del Jazz Workshop, un locale di San Francisco, molto vicino alle note diffuse dal sassofono di John Coltrane, leggendario sassofonista e compositore statunitense. Accanto a King sedeva l’allora fidanzata Marina. «Per me fu il battesimo del suono – ricorda il reverendo – John Coltrane mi colpì più come ministro della fede che come musicista. Ascoltare la sua musica fu un’esperienza spirituale. Avvertii la presenza dello Spirito Santo. Quando Coltrane puntava lo strumento nella mia direzione sembrava sapesse cosa stavo provando».

King lo racconta nel documentario che Gayle Gilman e Jeff Swimmer girarono nel 1996 sulla Saint John Will-I-Am Coltrane African Orthodox Church, la chiesa che celebra Dio attraverso la musica di Coltrane fondata dalla coppia dopo quel concerto rivelatore. Negli ultimi 43 anni la sede delle messe domenicali del reverendo King ha cambiato indirizzo varie volte ma il suo messaggio spirituale è rimasto lo stesso: «conoscere il suono come saggezza di Dio e comprendere la natura divina del nostro Santo nella sua congiunzione con l’unicità attraverso la musica».

Alla fine degli anni ’50 Coltrane fu allontanato da Miles Davis dal suo quintetto a causa della sua dipendenza dall’eroina. Poco dopo si disintossicò superando una crisi di astinenza, solo, a casa della madre. Per i sette anni successivi si dedicò, tra gli altri, a uno dei suoi capolavori, “A Love Supreme”, che fu il primo disco a vendere 500mila copie nella storia del jazz, testamento spirituale del sassofonista. Nelle note di copertina dell’album, scritte dallo stesso musicista, si legge: «Durante l’anno 1957 sperimentai, per grazia di Dio, un risveglio spirituale che doveva condurmi a una vita più ricca, più piena, più produttiva. A quel tempo, per gratitudine, chiesi umilmente che mi venissero concessi i mezzi e il privilegio di rendere felici gli altri attraverso la musica. Sento che ciò mi è stato accordato per Sua grazia. Ogni lode a Dio».

Testimonianze dell’uso della musica come mezzo trascendente sono presenti in tutte le religioni e le culture, antiche e moderne. Marius Schneider, musicista, musicologo, filologo e compositore del novecento, ne rintraccia innumerevoli a partire dalla frase biblica “in principio fu il verbo”, inteso come suono nella sua interpretazione. Per Schneider esiste una “sostanza sonora” principio generatore, in tutte le cosmologie arcaiche. Nella sua essenza metafisica la società umana è una polifonia con una base comune. Anche Coltrane era attratto da questa dimensione universale: «Se ne suona molta musica modale nel mondo. In Africa per esempio, essa ha un rilievo straordinario, ma verso qualunque altro paese si indirizzi lo sguardo – alla Spagna, alla Scozia, all’India o alla Cina – è sempre questo tipo di musica che si impone all’attenzione. Esiste dunque una base comune. Ed è questo aspetto universale della musica che mi interessa e mi attira».

Tutte le domeniche a mezzogiorno una cinquantina di fedeli si raduna al 1286 di Fillmore Street per partecipare al rito a metà strada tra la messa e la jam session. Sono guidati dai “Ministers of sound” conosciuti anche come Church ensemble: Ohnedaruth, che include tutti i membri della famiglia King cresciuti ascoltando molto jazz e studiando musica.

Entrando in chiesa, vicino all’altare quasi invisibile, sono sistemati una testiera, due bassi, una batteria e vari microfoni. Il reverendo, non da solo, suona il sax e tutti i presenti sono invitati a partecipare ballando, suonando, battendo mani e piedi o cantando per almeno 3 ore. In uno dei documentari girati negli ultimi anni sulla chiesa del reverendo King si vede anche una serena signora sorridente ballare il tip tap tra i musicisti di fronte ai fedeli. La parte centrale della messa è consacrata, manco a dirlo, a una versione liturgica di “A Love Supreme” ripetuto e ripetuto più e più volte come un mantra. Oltre le celebrazioni domenicali, la chiesa jazz di San Francisco offre pasti caldi, un riparo ai senzatetto, consigli ai suoi fedeli, lezioni di musica, scrittura. Tutto quello che ci si aspetterebbe da una chiesa più ortoprassica. E per il prossimo dicembre King e i suoi ministri celebreranno il “Love Supreme Global Festival” in occasione del cinquantesimo anniversario dalla registrazione del capolavoro di John Coltrane. Stay tuned.
© Barbara Lomonaco

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