La terra degli intagliatori sconosciuti

Kandovan

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Diciassette luoghi patrimonio dell’Umanità per l’Unesco, più di un milione e mezzo di visitatori solo la scorsa estate. E poi Bam, Esfahan, Persepoli e Teheran. L’Iran non ha bisogno di referenze soprattutto da quando il nuovo presidente Hassan Rouhani è stato eletto un anno e mezzo fa sollevando il paese dall’isolamento ma, oltre gli itinerari documentati, il suo territorio svela spesso luoghi insoliti, ricchi di fascino e storia.

Uno dei più suggestivi si nasconde tra le rocce a un’ora di viaggio verso sud dalla città settentrionale di Tabriz, all’interno dell’area protetta di Sahand. Dove circa 170 famiglie vivono a Kandovan, un antico insediamento formato da semplici dimore scavate nelle rocce dalla forma caratteristica a cono, alla base del monte che dà il nome all’area, Sahand. Un paesaggio unico, retaggio di eruzioni vulcaniche, simile a un gigantesco termitaio che integra e avvolge la presenza dell’uomo i cui unici indizi arrivano da porte, finestre, cavi elettrici e dal fuoco acceso nei camini: scie di fumo che all’esterno corrono verso il cielo.

Il nome Kandovan in lingua locale significa “terra degli intagliatori sconosciuti” che già secoli fa usavano queste caverne come riparo dalle imprevedibili scorribande dell’esercito mongolo. Ora come allora, la roccia magmatica offre un riparo naturale dal freddo invernale e dal caldo estivo per contadini e allevatori che, al ritorno da una giornata di lavoro all’aperto, percorrono sentieri tortuosi, scale, e corridoi sotterranei per rientrare a casa.

Nel villaggio, che si raggiunge da Teheran in aereo fino a Tibriz, o in circa 12 ore di treno, si può alloggiare approfittando dell’ospitalità dei suoi abitanti o al Laleh Kandovan International Rocky Hotel, inaugurato nel 2007, costruito nello stile tradizionale e arredato in modo raffinato.

© Barbara Lomonaco, pubblicato su La Nuova Ecologia. Marzo 2015