Arte a cielo aperto in Tunisia

Alexis Diaz, Puerto Rico

Centocinquanta artisti, 30 nazionalità, 250 opere. Con queste credenziali è nato il progetto Djerbahood che ha trasformato il villaggio di Erriadh, sull’isola di Djerba in Tunisia, nella grande tela a cielo aperto di una comunità cosmopolita di street artist, convenuti per l’occasione.

L’idea nasce dalla mente creativa di Mehdi Ben Cheikh, proprietario della galleria d’arte parigina Itinerrance, già noto come l’ideatore di un progetto simile per un edificio affacciato sulla Senna e destinato alla demolizione. Sostenuto da sponsor commerciali, autorizzato dal Ministero tunisino del turismo, Ben Cheikh ha diretto la sua “sinfonia cromatica” nell’estate del 2014 assicurandosi il beneplacito degli anziani del villaggio che hanno accolto le opere sui muri delle scuole, dei cimiteri, degli edifici pubblici e privati, fino ad allora ricoperti della sottile patina sabbiosa trasportata dalla brezza marina.

Djerba è una destinazione turistica nota a gran parte dei paesi dell’Europa soprattutto per il suo clima mite e le sue spiagge assolate ma molti visitatori limitano il soggiorno a Houmt Souk dove si concentrano la maggioranza delle strutture turistiche. Erriadh cela invece altri tesori oltre i suoi muri multicolore.

ElGhriba è la più grande e la più antica sinagoga nordafricana, meta di pellegrinaggio per circa 2mila fedeli provenienti da tutto il paese. La sua fondazione si crede risalga al primo insediamento di ebrei sull’isola avvenuto intorno al 586 a.C. dopo la distruzione del Primo Tempio di Gerusalemme, del quale i rifugiati salvarono una porta e una pietra dell’altare.

Ancora oggi quella pietra forma e sostiene uno degli archi di ElGhriba mentre il villaggio di Erriadh è conosciuto anche come Dighet, una delle varianti berbere della parola delet: porta, appunto, in ebraico antico.

Info: http://www.djerbahood.com/
© Barbara Lomonaco, pubblicato su La Nuova Ecologia. Ottobre 2015

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