ErtaAleDancalia
By Filippo Jean

Un paesaggio lunare, vulcanico, arido, 100 metri sotto il livello del mare dove le temperature raggiungono e spesso superano i 50° centigradi. La Dancalia è la terra di Lucy, l’ominide rinvenuto fossile nel 1964 che viveva oltre 3 milioni di anni fa in questa regione dalla quale proviene anche tutto il sale consumato in Etiopia.

Leggenda narra che le distese candide e luminose di questa terra un tempo fossero d’oro, trasformato in sale da un dio intransigente per punire uomini pigri, avari e ingrati. Testimonianze storiche rimandano invece al regno di Aksum, IV secolo a.C., dal quale il minerale era trasportato per centinaia di chilometri tagliato in mattonelle rettangolari dette amole, barattate altrove con l’oro.

La Dancalia è anche la patria del popolo Afar, un gruppo etnico nomade con una lingua propria, che da millenni si sposta liberamente con il bestiame tra i confini di Etiopia, Eritrea, Somalia e Gibuti vivendo ancora oggi di quel commercio. Circa un migliaio di minatori registrati estraggono a mano più di un milione di tonnellate di sale all’anno per trasportarlo a dorso di asino o dromedario in tre, quattro giorni fino a Berhale, a 60 km da Macallé, da dove raggiunge su mezzi pesanti i mercati di tutto il paese. Il lavoro impiega circa 20mila animali che transitano attorno al lago Afdera.

Assistere allo spettacolo senza tempo delle carovane del sale non è possibile senza una scorta di viveri, acqua e un tour operator locale da quando il viaggio indipendente è stato vietato dal governo in seguito a un incidente avvenuto nel 2012. Macallé è raggiungibile in autobus da Addis Abeba, la capitale del paese, in circa un giorno e mezzo, o in aereo varie volte al giorno con L’Ethiopian Airlines.

Info: http://www.ethiotravelandtours.com/
© Barbara Lomonaco, pubblicato su La Nuova Ecologia. Febbraio 2015