I temerari bibliotecari che hanno salvato i libri di Timbuctù

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Il 13 gennaio del 2012, il jet privato di Bono, la voce degli U2, atterra sull’unica pista polverosa dell’aeroporto di Timbuctù, in Mali. Il musicista è atteso al Festival au désert, la manifestazione musicale che Manny Ansar ha ideato e diretto dal 2001. Ansar va ad accoglierlo e lo trova rilassato sul suo divano, ancora sull’aereo, in conviviale conversazione con la moglie e Renzo Rosso, patron della Diesel. Un video musicale scorre sullo sfondo. Bono gli domanda se Timbuctù è sicura e Ansar risponde titubante che sì, lo è, mentre fuori, in un clima tutt’altro che disteso, uomini armati e mezzi dell’esercito circondano l’area a difesa dell’evento.

Il giorno successivo Bono sale sul palco con i Tinariwen, la band di musicisti tuareg famosa oltre i confini del Sahara. Le luci inondano il pubblico esultante, Bono lo incita, grida, abbozza qualche frase in francese e balla con i membri della band. Il resto è tutto un “viva Timbuctù”, “siamo tutti fratelli”, “la musica è più forte della guerra”. O no: quattro giorni più tardi, un gruppo di combattenti armati guidati da Iyad Ag Ghali attacca un campo militare ad Aguelhok, a nordest di Timbuctù, facendo prigionieri e poi uccidendo brutalmente 90 soldati maliani.

È l’inizio dell’occupazione jihadista del nord del Mali, la cui onda oscurantista travolgerà tutte le città dell’area prendendo il sopravvento sulle iniziali istanze separatiste dei tuareg. E costringendo all’esodo centinaia di migliaia di persone. Ma, mentre Timbuctù si svuota di umanità e gioia di vivere, una rete di attivisti e volontari riesce a mettere in salvo il suo patrimonio più grande: i 377mila manoscritti che la città custodisce nelle biblioteche.

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